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Gestione covid: si può imparare dagli errori?
Gestione covid: si può imparare dagli errori?

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L'oncologo e ricercatore Mariano Bizzarri (autore del primo dossier sugli effetti cancerogeni degli stabilimenti dell’Ilva di Taranto), evidenzia degli errori nella gestione della pandemia di covid in base agli ultimi dati di cui si dispone.


  14 Dicembre 2022 - 15:30




Quale bilancio si può fare delle misure adottate per arginare la pandemia di covid che ha colpito in particolare negli anni 2020 e 2021 (e in parte delle misure che ancora permangono in diversi Paesi)? Usciti dalla fase d’emergenza per alcuni è tempo di provare a trarre degli insegnamenti ed identificare cosa non ha funzionato o non funziona più. Nel caso dell’Italia a farlo è Mariano Bizzarri, oncologo, ricercatore presso il dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università La Sapienza di Roma e direttore del laboratorio di Biologia dei sistemi presso il medesimo dipartimento, già presidente del Consiglio tecnico-scientifico dell’Agenzia spaziale italiana e autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi divulgativi (fra cui anche un libro dedicato proprio alla pandemia). In un articolo pubblicato su ilsussidiario.net il ricercatore, espressosi pubblicamente contro il green pass e che ha partecipato alle iniziative critiche su questo tema assieme a Massimo Cacciari, Ugo Mattei, Giorgio Agamben, fornisce il suo bilancio, cifre alla mano, dell’efficacia delle misure adottate in Italia sul fronte della pandemia.

Molti gli aspetti affrontati da Bizzarri nell’articolo pubblicato il 13 dicembre, ad iniziare dal cambiamento del quadro epidemiologico portato dalla prevalenza della ‘variante Omicron’ e dallo sviluppo dell’immunità (per vaccino o per aver contratto la malattia) nella popolazione mondiale. “A livello globale, il 60-65% della popolazione ha ricevuto almeno due dosi di vaccino e il 55% ha anche effettuato il richiamo”, scrive Bizzarri. “Considerando quanti sono stati infettati, circa il 90% della popolazione mondiale ha sviluppato una qualche forma di immunità, naturale o da vaccino”. Tuttavia, seppur il numero di decessi è attualmente il più basso dal 2020 (secondo il direttore generale dell’Oms, Tedros Ghebreyesus), per quanto riguarda il numero di infezioni non è così. “L’immunizzazione – naturale o acquisita anche con i vaccini più “aggiornati” – si è rivelata insufficiente a contenere il diffondersi dell’epidemia”, scrive Bizzarri, “anche se questa ha assunto caratteristiche cliniche del tutto diverse dalla precedente. In particolare, la somministrazione di una quarta dose a persone non previamente esposte alla malattia ha mostrato come l’efficacia dei vaccini Pfizer e Moderna nel ridurre il tasso di infezione diminuisce significativamente già dopo le prime cinque settimane (52%), per diventare addirittura negativa (-2%) a 15 settimane”. Un dato, quello della quarta dose, che secondo Bizzarri è “tra i più sorprendenti e paradossali mai registrati ed è grave che non abbia riscosso l’attenzione che merita”. Bizzarri nell’articolo si chiede se non sia il caso di iniziare a valutare soluzioni vaccinali alternative a quelle a mRNA di Pfizer e Moderna. “Paesi con copertura vaccinale comparabile – o inferiore – a quella conseguita in Italia”, scrive Bizzarri, “ma ottenuta con vaccini tradizionali (Soberana, Covaxin), hanno sorprendentemente portato a risultati migliori dei nostri. È tempo di prenderne atto e di domandarsi se la scelta di affidarsi a Pfizer e Moderna sia stata realmente la migliore”.

Fra gli ulteriori temi affrontati da Bizzarri vi e poi quello dell’efficacia (percentuale) dei vaccini nel prevenire il ricovero in terapia intensiva  nella popolazione anziana (secondo Bizzarri inferiore a annunciata); la ripresa dei contagi in seguito all’uscita dai lockdown (con il caso della Cina); l’affidabilità del dato dei tamponi nel indicare chi è realmente contagioso; l’incidenza sulla mortalità, durante la pandemia, dovuta ai decessi per altre patologie non curate adeguatamente.

Bizzarri, che è stato anche autore del primo dossier sugli effetti cancerogeni degli stabilimenti dell’Ilva di Taranto e della relazione sullo stabilimento della Goodyear di Cisterna di Latina (che ha portato alla condanna della multinazionale per danni alla salute), conclude con un commento più ‘politico’. Il ricercatore commenta il contesto sociale, mediatico e istituzionale creatosi durante la pandemia, caratterizzato da “informazioni distorte, incomplete, quando non addirittura false e fantasiose, propalate tanto dai media quanto dai social, da una parte e dall’altra della barricata che ha visto popoli e nazioni spaccarsi in due, hanno alimentato odi, discriminazione, emarginazione, terrore e ignoranza. La narrativa dominante”, scrive, “è venuta imponendosi, complice il pavido silenzio di tanti, troppi medici, e l’attivismo mediatico di pochi altri che si sono impegnati a sostenere una vera e propria guerra mediatica, non di rado difendendo posizioni contraddittorie, confondendo ipotesi e opinioni personali con la solidità dei dati scientifici reali, finendo con il dimostrare uno zelo partigiano che sarebbe stato degno di ben altra causa”.

Quale bilancio si può fare delle misure adottate per arginare la pandemia di covid che ha colpito in particolare negli anni 2020 e 2021 (e in parte delle misure che ancora permangono in diversi Paesi)? Usciti dalla fase d’emergenza per alcuni è tempo di provare a trarre degli insegnamenti ed identificare cosa non ha funzionato o non funziona più. Nel caso dell’Italia a farlo è Mariano Bizzarri, oncologo, ricercatore presso il dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università La Sapienza di Roma e direttore del laboratorio di Biologia dei sistemi presso il medesimo dipartimento, già presidente del Consiglio tecnico-scientifico dell’Agenzia spaziale italiana e autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi divulgativi (fra cui anche un libro dedicato proprio alla pandemia). In un articolo pubblicato su ilsussidiario.net il ricercatore, espressosi pubblicamente contro il green pass e che ha partecipato alle iniziative critiche su questo tema assieme a Massimo Cacciari, Ugo Mattei, Giorgio Agamben, fornisce il suo bilancio, cifre alla mano, dell’efficacia delle misure adottate in Italia sul fronte della pandemia.

Molti gli aspetti affrontati da Bizzarri nell’articolo pubblicato il 13 dicembre, ad iniziare dal cambiamento del quadro epidemiologico portato dalla prevalenza della ‘variante Omicron’ e dallo sviluppo dell’immunità (per vaccino o per aver contratto la malattia) nella popolazione mondiale. “A livello globale, il 60-65% della popolazione ha ricevuto almeno due dosi di vaccino e il 55% ha anche effettuato il richiamo”, scrive Bizzarri. “Considerando quanti sono stati infettati, circa il 90% della popolazione mondiale ha sviluppato una qualche forma di immunità, naturale o da vaccino”. Tuttavia, seppur il numero di decessi è attualmente il più basso dal 2020 (secondo il direttore generale dell’Oms, Tedros Ghebreyesus), per quanto riguarda il numero di infezioni non è così. “L’immunizzazione – naturale o acquisita anche con i vaccini più “aggiornati” – si è rivelata insufficiente a contenere il diffondersi dell’epidemia”, scrive Bizzarri, “anche se questa ha assunto caratteristiche cliniche del tutto diverse dalla precedente. In particolare, la somministrazione di una quarta dose a persone non previamente esposte alla malattia ha mostrato come l’efficacia dei vaccini Pfizer e Moderna nel ridurre il tasso di infezione diminuisce significativamente già dopo le prime cinque settimane (52%), per diventare addirittura negativa (-2%) a 15 settimane”. Un dato, quello della quarta dose, che secondo Bizzarri è “tra i più sorprendenti e paradossali mai registrati ed è grave che non abbia riscosso l’attenzione che merita”. Bizzarri nell’articolo si chiede se non sia il caso di iniziare a valutare soluzioni vaccinali alternative a quelle a mRNA di Pfizer e Moderna. “Paesi con copertura vaccinale comparabile – o inferiore – a quella conseguita in Italia”, scrive Bizzarri, “ma ottenuta con vaccini tradizionali (Soberana, Covaxin), hanno sorprendentemente portato a risultati migliori dei nostri. È tempo di prenderne atto e di domandarsi se la scelta di affidarsi a Pfizer e Moderna sia stata realmente la migliore”.

Fra gli ulteriori temi affrontati da Bizzarri vi e poi quello dell’efficacia (percentuale) dei vaccini nel prevenire il ricovero in terapia intensiva  nella popolazione anziana (secondo Bizzarri inferiore a annunciata); la ripresa dei contagi in seguito all’uscita dai lockdown (con il caso della Cina); l’affidabilità del dato dei tamponi nel indicare chi è realmente contagioso; l’incidenza sulla mortalità, durante la pandemia, dovuta ai decessi per altre patologie non curate adeguatamente.

Bizzarri, che è stato anche autore del primo dossier sugli effetti cancerogeni degli stabilimenti dell’Ilva di Taranto e della relazione sullo stabilimento della Goodyear di Cisterna di Latina (che ha portato alla condanna della multinazionale per danni alla salute), conclude con un commento più ‘politico’. Il ricercatore commenta il contesto sociale, mediatico e istituzionale creatosi durante la pandemia, caratterizzato da “informazioni distorte, incomplete, quando non addirittura false e fantasiose, propalate tanto dai media quanto dai social, da una parte e dall’altra della barricata che ha visto popoli e nazioni spaccarsi in due, hanno alimentato odi, discriminazione, emarginazione, terrore e ignoranza. La narrativa dominante”, scrive, “è venuta imponendosi, complice il pavido silenzio di tanti, troppi medici, e l’attivismo mediatico di pochi altri che si sono impegnati a sostenere una vera e propria guerra mediatica, non di rado difendendo posizioni contraddittorie, confondendo ipotesi e opinioni personali con la solidità dei dati scientifici reali, finendo con il dimostrare uno zelo partigiano che sarebbe stato degno di ben altra causa”.




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