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Dopo l'intelligenza artificiale, arrivano i biocomputer
Dopo l'intelligenza artificiale, arrivano i biocomputer

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Mentre salgono le preoccupazione per l'intelligenza artificiale, gli scienziati sono al lavoro sull'"intelligenza organoide": cellule celebrali coltivate per dar vita a dei biocomputer.


  15 Luglio 2023 - 11:53




Mentre anche l’Onu si è chinata sulla grande accelerazione conosciuta negli ultimi anni dall’intelligenza artificiale, evidenziandone le potenzialità, ma anche il possibile rischio per la pace e la sicurezza globale, i progressi nel campo delle ‘macchine che pensano’ non si arrestano. Gli scienziati sono al lavoro su biocomputer, calcolatori che utilizzano cellule celebrali umane. “Il calcolo biologico (o biocomputing) potrebbe essere più veloce, più efficiente e più potente del calcolo basato sul silicio e dell'Intelligenza Artificiale e richiedere solo una frazione dell’energia”, ha scritto recentemente la rivista Frontiers in Science. "Chiamiamo questo nuovo campo interdisciplinare 'Intelligenza Organoide' (OI)", ha spiegato il professor Thomas Hartung, della Johns Hopkins University, confermando che una comunità di scienziati di alto livello  all’opera “per sviluppare questa tecnologia, che crediamo lancerà una nuova era di bioinformatica veloce, potente ed efficiente”.

Mentre anche l’Onu si è chinata sulla grande accelerazione conosciuta negli ultimi anni dall’intelligenza artificiale, evidenziandone le potenzialità, ma anche il possibile rischio per la pace e la sicurezza globale, i progressi nel campo delle ‘macchine che pensano’ non si arrestano. Gli scienziati sono al lavoro su biocomputer, calcolatori che utilizzano cellule celebrali umane. “Il calcolo biologico (o biocomputing) potrebbe essere più veloce, più efficiente e più potente del calcolo basato sul silicio e dell'Intelligenza Artificiale e richiedere solo una frazione dell’energia”, ha scritto recentemente la rivista Frontiers in Science. "Chiamiamo questo nuovo campo interdisciplinare 'Intelligenza Organoide' (OI)", ha spiegato il professor Thomas Hartung, della Johns Hopkins University, confermando che una comunità di scienziati di alto livello  all’opera “per sviluppare questa tecnologia, che crediamo lancerà una nuova era di bioinformatica veloce, potente ed efficiente”.




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